Ila Bêka in mostra a Trieste.
Il Magazzino delle Idee di Trieste ospita fino all’11 ottobre 2026 centinaia di fotografie d’archivio di Ila Bêka, conosciuto soprattutto come regista.
Decenni di attività fotografica sul tema del corpo e della luce che lascia libero il visitatore di scegliere il proprio percorso data la struttura a doppia entrata, che per il titolo a doppio taglio: Fotoni che riflette l’interesse di Bêka per la fisica, per la diffusione e dalla dimensione delle fotografie che viene infatti modificata rispetto al piccolo formato da cellulare.
“Questa mostra per me è molto particolare” – dice Bêka – “Non mi sono mai sentito un fotografo, per me è sempre stata una pratica costante, giornaliera e guidata semplicemente dalla spontaneità e dalla curiosità”.

Come spiega la curatrice Barbara Casavecchia, la bifrontalità della mostra emerge anche dai due pilastri tematici su cui si regge: la luce e il corpo che non è solo quello umano ma anche quello animale, come rivelano diverse fotografie il cui accostamento evoca inevitabilmente una riflessione sulla morte: l’occhio socchiuso di una mucca, un lupo impagliato, la testa mozzata di un pesce, un polpo ormai inerme. In altri casi, è proprio la luce a rivelare un corpo anche laddove non ce lo aspettiamo: in una serie di scatti, Bêka ha infatti catturato i riflessi su alcuni ritratti delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, di modo che i loro volti si perdano nel bagliore rivelando la materia della pittura e della tela, le sue cicatrici, le sue rughe.
La mostra si costruisce anche su una serie di rimandi interni, talvolta espliciti, talvolta meno. E così i volti sovra-illuminati dei ritratti trovano eco in un viso assente perché recuperato da un rullino bruciato in un incendio, ma anche in quelli catturati per le calli di Venezia, dove Bêka risiede, casualmente inondati da raggi di sole infiltratisi tra un palazzo e l’altro.
In Fotoni, la luce si presenta, oltre che come soggetto e oggetto delle fotografie, come dispositivo del pensiero allestitivo: fra le sezioni più riuscite della mostra vi è infatti quella dedicata a dei “notturni” il cui nero è talmente profondo e i grigi talmente graduati da rendere la penombra necessaria al loro pieno apprezzamento.
“Abbiamo fatto tantissime prove in questi mesi per stampare al meglio queste immagini, volevamo raggiungere un effetto quasi carboncino. E siamo davvero contenti del risultato” (Bêka)
Le foto sono in assenza di vetro! “Io credo che il vetro sia una mancanza di rispetto al visitatore che voglia apprezzare da vicino la qualità di una fotografia e poco importa se si rovinano! Quello che conta è il rapporto reale e desacralizzato con la fotografia”. (Bêka)
C.C.
I open Paroleacapo for my great love: the Theater which allows me to travel while I’m still, dreaming sitting in the audience, dance in the gallery and take pics before the curtain rises!




Nessun Commento