Button UP! AI WeiWei. Manchester.
Sono passati 15 anni dall’arresto di Ai Weiwei a opera delle autorità cinesi a causa delle sue posizioni critiche nei confronti del governo. L’artista e attivista, arrestato il 2 aprile 2011 e detenuto per 81 giorni, è stato poi privato per oltre quattro anni del passaporto e sottoposto a fortissime limitazioni della libertà personale. Dopo aver interrogato per decenni le contraddizioni del potere e della censura, il 3 luglio 2026 Ai rievocherà i mesi della detenzione con Sewing a Button, una performance di 24 ore, proprio in concomitanza con l’inaugurazione della mostra che, dal 2 luglio al 6 settembre 2026, avrà luogo presso gli spazi del Warehouse di Aviva Studios a Manchester.
A Manchester, l’artista presenta Button Up!, una grande esposizione dedicata ai rapporti tra Cina e Gran Bretagna, accompagnata da una performance di 24 ore che rievoca la sua detenzione del 2011, una grande esposizione prodotta da Factory International che riunisce opere storiche e nuove commissioni, molte delle quali presentate per la prima volta nel Regno Unito. Al centro del progetto c’è un’indagine sulle relazioni tra Cina e Gran Bretagna negli ultimi due secoli, lette attraverso le lenti dell’industrializzazione, dell’espansione coloniale e delle crisi geopolitiche contemporanee. In una dichiarazione, il direttore di Factory International, Low Kee Hong, ha affermato che questo lavoro «Fornirà ulteriori spunti e scenari del suo periodo in prigione che non sono documentati altrove».
Per l’artista cinese, da anni una delle figure più influenti e controverse dell’arte contemporanea internazionale, Manchester è il punto di partenza di una riflessione storica che mette in relazione i due Paesi ma anche il passato industriale britannico – e in particolare quello della città – con gli squilibri globali del presente, esplorando come i sistemi storici di commercio, impero e sfruttamento risuonino nelle crisi umanitarie e politiche odierne, oggi come allora. Non a caso, il progetto nasce proprio dal confronto con il Warehouse, l’immenso spazio espositivo di Aviva Studios.
La mostra mette insieme elementi di porcellana, cotone, vetro, bronzo e persino bottoni e mattoncini giocattolo, ognuno intriso di una proria storia produttiva e commerciale, ognuno specchio a suo modo dei processi di globalizzazione. Button Up! vuole quindi essere un faro puntato sui meccanismi storici che hanno modellato gli equilibri tra Oriente e Occidente, e il titolo stesso gioca sul doppio significato dell’espressione inglese “button up”, che indica tanto l’atto di abbottonarsi quanto quello di tacere.
Tra le nuove opere commissionate per Manchester spicca Eight-Nation Alliance Flags, un’installazione composta da gigantesche bandiere realizzate utilizzando circa 30 tonnellate di bottoni provenienti da A Brown & Co., storica azienda britannica chiusa nel 2019. Dopo essere stati acquistati dall’artista, i materiali sono stati inviati in Cina e cuciti a mano da artigiane della provincia dello Shandong. Accanto a questa installazione trova posto una nuova versione di History of Bombs, composta interamente da mattoncini giocattolo.
Le nuove commissioni si affiancano a celebri opere di grandi dimensioni esposte per la prima volta nel Regno Unito: Law of the Journey, un gommone per migranti lungo 47 metri contenente centinaia di figure umane; Wang Family Ancestral Hall, un tempio ancestrale della dinastia Ming riassemblato a partire da 1.500 singoli pezzi di legno; La Commedia Umana, un lampadario in vetro di Murano nero composto da oltre 2.000 pezzi e del peso di quasi 3 tonnellate. A completare il percorso è Circle of Animals/Zodiac Heads, una reinterpretazione contemporanea delle celebri teste zodiacali cinesi.
Ai Weiwei continua a utilizzare materiali ordinari per affrontare questioni che riguardano il potere, la storia, la libertà e la responsabilità collettiva. A Manchester, lo farà per rileggere due secoli di rapporti tra imperi e conflitti, e la performance sarà probabilmente l’atto più emblematico di questa parentesi. Molte le opere che l’artista ha realizzato per raccontare il periodo di prigionia, nonostante il suo rilascio comportasse anche il silenzio, ma in Sewing a Button – per la prima volta – si utilizzerà una vera e prorpia replica della cella, con cui Ai interagirà in prima persona.
Dalle 17.00 del 3 luglio 2026, entrerà infatti in una replica della sua cella di 25,92 metri quadrati, ricreata dallo studio di architettura Hawkins\Brown, e lì dentro dormirà, mangerà, farà esercizio fisico, scriverà, si laverà e sarà interrogato su questioni personali, politiche e filosofiche da quattro famosi giornalisti e conduttori televisivi: il presentatore britannico Nihal Arthanayake, la scrittrice irlandese Emma Dabiri, l’autore britannico Lemn Sissay e il giornalista singaporiano Zing Tsjeng. Nel frattempo, altri nove attori interpreteranno guardie militari e medici. Il duo di musica elettronica Space Afrika si occuperà della colonna sonora per le 24 ore.
C.C.
I open Paroleacapo for my great love: the Theater which allows me to travel while I’m still, dreaming sitting in the audience, dance in the gallery and take pics before the curtain rises!




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