Barocco. Il Gran Teatro delle Idee. Forlì.
Fino al 28 giugno 2026 per visitare la grande mostra ospitata presso il Museo Civico San Domenico di Forlì “Barocco. Il Gran Teatro delle Idee”, dedicata al secolo che vide l’affermazione di uno stile destinato a segnare un decisivo salto verso la modernità e che è passato alla storia con il nome di Barocco, uno stile che segna un momento di sviluppo e profonda influenza come linguaggio artistico.
Sono esposte di circa 200 opere, a partire dai capolavori esposti nel grande spazio ricavato all’interno della chiesa del XIII secolo, adiacente al convento e al palazzo nobiliare che completano il complesso monumentale. L’impatto visivo è davvero sorprendente e coinvolgente: qui trovano posto importanti prove pittoriche di alcuni dei maggiori artisti del tempo, a partire da Caravaggio, di cui è esposta un’Incoronazione di spine databile intorno al 1605, e da Pieter Paul Rubens, presente con un San Sebastiano liberato dagli angeli del 1604 circa.
Non mancano i grandi protagonisti dell’area bolognese: Guido Reni, Guercino e i cugini Annibale e Ludovico Carracci che, insieme ad Agostino, furono figure fondamentali nello sviluppo del nuovo linguaggio pittorico nell’Italia centro-settentrionale. Tra gli altri spicca poi Giovanni Baglione, grande rivale di Caravaggio, con una Lavanda dei piedi databile intorno al 1628.
In questa prima, fondamentale sezione della mostra, che è stata intitolata Il vero e la meraviglia. La seduzione dell’antico e i nuovi valori formali, nel voler affermare la centralità di Roma in questo secolo, vengono inserite anche delle testimonianze dell’antico, come il Galata del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Come già avvenne nel Rinascimento, anche il secolo del Barocco fu teatro di una straordinaria evoluzione dell’architettura, segnata in particolare dalla celebre rivalità tra Bernini e Borromini. In questa prima parte della mostra è possibile ammirare anche un grande modello della Lanterna di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro di Francesco Borromini.
Nel complesso, si viene subito immersi in uno spazio che richiama immediatamente quell’idea di teatralità che il titolo stesso della mostra intende evocare: un ambiente che, da solo, costituirebbe già un momento espositivo di grande impatto e valore, e che rappresenta soltanto il preludio di quanto attende il visitatore nelle sale successive del palazzo contiguo.
La sezione denominata Il volto del potere. Committenza e rappresentazione ci fa conoscere i volti di Innocenzo X, nel ritratto di Diego Velázquez (proveniente da Roma, Galleria Doria Pamphilj), di Clemente IX (Rospigliosi, 1667-1669), col ritratto di Carlo Maratti, un olio su tela del 1669 proveniente dai Musei Vaticani e di papa Gregorio XV, per mano del Domenichino nel Ritratto di papa Gregorio XV e de suo cardinal nepote Ludovico Ludovisi (proveniente da Béziers, Collections des Musées de la Ville de Béziers).
La presentazione a tutto tondo del gusto e del virtuosismo stilistico del secolo del Barocco si espande nelle due sezioni successive, con Scenografie del quotidiano. Nuovi stili decorativi e con La mutevole visione delle cose. Verso il superamento dei generi. Gli appassionati di arredi antichi e di storia verranno certamente rapidi dalla grande sala dove sono presentate consolle con piani in marmi policromi, mobili in legno intarsiato, coppe con nautilus, argenti cesellati e arazzi araldici, oltre a opere di manifattura siciliana impreziosite dal corallo rosso. Tutti elementi che trasformavano le dimore dell’epoca in spazi di rappresentazione, in cui naturale e artificiale si confondevano nella lavorazione di straordinari esempi di artigianato artistico.
E’ il momento di salire la scalinata che ci porta al pianio superiore, per aprire un nuovo capitolo di questa narrazione che sala dopo sala continua a saperci sorprendere. E’ il momento di Visioni mistiche. Lo spirito, la carne, l’estasi, e di una serie di dipinti di notevole bellezza pittorica e compositiva, a partire da un San Francesco in meditazione del 1606 di Caravaggio, proveniente dalla Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, e del San Girolamo di Lionello Spada (Bologna 1575 – Parma 1622), altro prestito della Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma. Ritroviamo anche Mattia Preti con Il ritorno del figliol prodico, dal Palazzo Reale di Napoli e un bellissmo busto in marmo attribuito a Jean-Baptiste Tuby (Roma, 1635 – Parigi, 1700), che riprende un Salvator Mundi da Gian Lorenzo Bernini.
Dopo i soggetti a tema religioso, viene dato spazio a Il trionfo dell’immagine. Miti, allegorie, storie, dove i visitatori riconosceranno il dipinto che è stato scelto come immagine della mostra, il Davide con la testa di Golia, del 1623-1625, di Tanzio da Varallo, proveniente dalla Pinacoteca del Palazzo dei Musei di Varallo, opera che ci cattura con la rappresentazione di un Davide dal volto adolescenziale e quasi angelico, coi ricci capelli biondi, ma dal corpo che esprime un vigore maturo nella possente muscolatura delle braccia, e nella decisione del gesto.
Decisamente più soavi sono le pose dei corpi dipinti da Artemisia Gentileschi (Roma, 1593 – Napoli, 1656) in una Cleopatra del 1635 (da una collezione privata di Roma) e in un Amore dormiente del 1627 circa, proveniente da Venezia, collezione Pizzi. In entrambi il candore della pelle emerge dal chiaro scuro dello sfondo e dei drappeggi che li circondano, riuscendo a farli risaltare con una plasticità quasi scultorea.
Il mito lascia quindi il posto alle scene che raccontano la vita quotidiana dei ceti più popolari, una tipologia di soggetti che nel Seicento si afferma come presente ed apprezzato dal gusto dei collezionisti. E ancora incontriamo Le forme della devozione. Il culto e la pietà, sezione dedicata a immagini riferite ad una fede che non è più solo dottrina, ma esperienza più personale e intima.
C’è spazio anche per raccontare come da Roma il linguaggio barocco si diffonda in tutt’Europa, grazie alla circolazione di artisti e modelli tra le corti e le grandi città, pur adattandosi ai contesti locali: la monarchia in Francia, la carica mistica in Spagna (ecco un bellissimo Cristo morto sorretto da un angelo di Alfonso Cano – Granada 1601 – Granada 1667 – proveniente dal Museo Nazionale del Prado di Madrid), e un dinamismo ancora più esasperato nell’Europa centrale.
Qui si chiude il grande spazio dedicato al Seicento, ma non ancora la mostra. Ci attende infatti la sezione Inquietudine delle forme, che indaga il ritorno dell’estetica e dei temi del barocco nel Novecento, reinterpretati in un chiave espressiva moderna. Il dinamismo compositivo e la tensione drammatica che avevano caratterizzato il Seicento trovano un nuovo terreno di confronto fertile per artisti e critici del XX secolo. Viene esposta una serie di significativi esempi di questa riscoperta, dal futurismo di Boccioni, al neobarocco di Giorgio de Chirico, fino a un inatteso Giovanni Boldini con Il “Cardinale del Bernini” nello studio del pittore, e a un coloratissimo Oskar Kokoschka di impronta espressionista.
La mostra si chiude con Visioni ultime. Barocco contemporaneo, sezione dedicata all’applicazione della lezione del barocco alle sperimentazioni di Lucio Fontana e Fausto Melotti nel campo della scultura, dove l’estetica barocca si fonde agli studi plastici e alle superfici perforate dei Concetti Spaziali, fino ai grandi modelli per il Duomo di Milano.
Infine, come ultima opera della mostra, è stato scelta l’imponente Pope I – Study after Pope Innocent X by Velazquez di Francis Bacon (dagli Aberdeen City Council Aberdeen Archives), che, ispirato da Velázquez, reinventa l’iconografia papale, dimostrando ancora una volta che gli echi di quella tensione verso la modernità che aveva caratterizzato il Seicento, si possono ritrovare e rinnovare anche nelle indagini più contemporanee sulla natura umana e su un mondo che cerca nuovi confini.
C.C.
I open Paroleacapo for my great love: the Theater which allows me to travel while I’m still, dreaming sitting in the audience, dance in the gallery and take pics before the curtain rises!




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