Precipitare dentro Anish Kapoor. Hayward Gallery di Londra.
Fino al 18 ottobre 2026 Londra mostra Anish Kapoor che continua a ridefinire il rapporto tra scultura, architettura e la nostra percezione.
Nel ricco panorama espositivo londinese, dal 1968 la Hayward Gallery continua a essere uno dei principali epicentri di diffusione dell’arte contemporanea.
Si trova di fronte al Tamigi e parte del Southbank Centre, non ospita una collezione permanente, ma continua a offrire i suoi spazi interni e le sue terrazze a mostre temporanee di impatto internazionale.
Ralph Rugoff è il curatore della mostra racconta: “improvvisamente questa grande sala sembra piccola. Parte dell’enigma è che non possiamo vedere l’opera nella sua interezza né possiamo oltrepassarla. Rimane un senso di mistero”. Dovendo rimescolare entrate e uscite, la seconda sala a cui si può accedere in questo percorso è quella a cui solitamente si accede per ultima. In essa sono raccolti i lavori realizzati in Vantablack, il nanomateriale reso famoso da Kapoor, che assorbe fino al 99.965% della luce visibile e di cui dal 2016 detiene l’esclusiva per il suo uso in campo artistico. Nella sua esplorazione di spiritualità e stati d’animo, l’artista ha paragonato questo nero impenetrabile a quello di cui talvolta facciamo esperienza dentro di noi.

Come in passato, questa tecnica lascia interdetti, nel tentativo di capire se quanto abbiamo davanti sia una semplice mano di pittura oppure una cavità di cui non si percepisce alcuna tridimensionalità. Per il pavimento, la risposta si deduce dalla presenza di barriere che impediscono di cadervi dentro, mentre per altre opere la forma reale si scopre semplicemente muovendosi nella sala, per rivelarne almeno parte delle curve e contorni. Anish Kapoor suggerisce che sia fondamentale chiedersi se quello che vediamo sia effettivamente un punto: “Dobbiamo soffermarci sull’incertezza della risposta. La scultura tradizionalmente riguarda un oggetto ma questo è ciò che chiamerei piuttosto un non-oggetto”.
La sala successiva presenta un’altra delle installazioni colossali, che richiama direttamente quella già realizzata nel 2022 all’ingresso di Palazzo Manfrin: Mount Moriah at the Gate of the Ghetto. Il titolo deriva da una combinazione del nome del monte su cui Abramo si è recato per il sacrificio del figlio Isacco e della collocazione di Palazzo Manfrin di fronte al Ghetto veneziano. Il monte è capovolto, scende dal soffitto e non arriva a toccare terra. Il richiamo spirituale rimane oggetto di riflessione e discussione. Accanto a questa installazione dominante, sono appese alle pareti le tre grandi opere intitolate Sacrifice I, II, III: masse di silicone verniciate soprattutto in rosso e nero, simili a enormi brandelli di carne e viscere. Il tutto è avvolto in membrane di PVC trasparente.

Si prosegue con un ulteriore riferimento alla ricerca spirituale: Ha Makom in ebraico è Il Luogo, legato alla presenza divina attraverso spazio e tempo. L’intera sala è occupata da una conglomerazione rossa di rocce, con in cima una stanza profondamente oscura, a cui non è dato avvicinarsi. Per osservare questa installazione le si cammina lentamente intorno, rimanendo ai confini di una sorta di deserto metafisico. Sulle due terrazze della Hayward troviamo invece lavori di genere diverso ma comunque caratteristici del repertorio di Kapoor: grandi strutture riflettenti in acciaio che mutano forma a seconda dell’angolo di osservazione.
La sala finale ospita lavori recenti che trovano le loro radici nelle installazioni degli ultimi anni, ancora legate a un immaginario di viscere e sangue realizzato con silicone e acciaio. Le tre opere Ritual Expiation II, III, I dialogano con le nostre emozioni e risvegliano incubi. Queste realizzazioni possiedono un’intensità che scuote e interroga il visitatore attraverso l’impatto visivo ed emotivo, unito alla grandezza delle installazioni. Non è però una questione di scala. Come ha spiegato Anish Kapoor, “la scala in sé è insignificante, conta il risultato che si ottiene”.
C.C.
I open Paroleacapo for my great love: the Theater which allows me to travel while I’m still, dreaming sitting in the audience, dance in the gallery and take pics before the curtain rises!




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